Guida SEO all’utilizzo delle emoji: migliori pratiche e suggerimenti

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Emoji: come usarle per la SEIO

Le prime emoji risalgono molto probabilmente a più di vent’anni fa, per la precisione al 1997 quando la compagnia giapponese SoftBank ne sviluppò un primo piccolo set. Quello più famoso però lo lanciò due anni dopo il team di sviluppo della compagnia NTT docomo e in tutto comprendeva 176 simboli, celebre al punto da guadagnarsi un’esposizione al MoMa.

Oggi sono note in tutto il mondo e vengono usate non solo nei messaggi con i contatti stretti ma impiegate anche in contesti professionali per coinvolgere gli utenti. Nella comunicazione questi simboli aiutano ad aggiungere precise sfumature al discorso.
Il problema è capire come usarle per la SEO.

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Quali sono le emoji più popolari sul web?

Con il tempo il set iniziale di simboli e faccine si è via via ampliato e le applicazioni di messaggistica come WhatsApp continuano ad aggiungerne di nuove. Però sul web ce ne sono venti che a livello mondiale risultano le più utilizzate, e la prima in classifica è lo smile con le lacrime di gioia che scorrono ai lati.
Si usa in risposta alle battute o quando si condividono contenuti che si giudica divertenti.

Al secondo posto tra le emoji più popolari c’è la faccina che sorride con gli occhi a cuore che invece si utilizza per esprimere coinvolgimento, entusiasmo o emozioni intense.

In terza posizione c’è lo smile inclinato che ride e piange come il primo, e che esprime sempre divertimento ma con una maggiore enfasi del primo. Seguono il cuore e lo smile che manda il bacio.

Nella top 20 rientrano anche la faccina che piange a dirotto, la faccina con il sorrisetto ammiccante e l’icona della fiamma. In fondo entrando sui social molti di questi simboli sono tra quelli più frequenti tra le reazioni da lasciare ai post. E sempre su queste piattaforme c’è il traffico maggiore visto che ogni giorno tramite messaggio vengono inviati circa 700 milioni di smile

Includere i simboli sembra che aiuti a far salire il tasso di interazione con i post che risulta superiore del 15% per quelli che li hanno all’interno del testo. Sono anche il sistema preferito della Gen Z per esprimersi via messaggio e dunque un’ottima strategia per attirare questo target.

Come usarle per la brand identity

L’utilizzo delle emoji può essere svolto in modo tattico per distinguersi tra i risultati di ricerca degli utenti scegliendone alcuni da rendere distintivi per il proprio marchio. In questo modo i clienti potranno riconoscere alla prima occhiata gli annunci e gli aggiornamenti relativi a un brand individuando i simboli che usa di solito senza cercarne il nome.

Le faccine possono anche dare un tono di voce caratteristico a un’azienda, naturalmente senza abusarne o inserendole in posizioni poco adatte. Mai fra le parole ma solo all’inizio o alla fine della frase altrimenti spezzano il messaggio che il brand vuole veicolare. Inoltre occorre conoscere bene il significato del simbolo scelto per evitare di stravolgere il contenuto o di entrare in contrasto con l’immagine dell’azienda.

Prima di considerare le emoji bisogna comunque tenere presente il proprio target. Nelle campagne marketing il loro utilizzo è andato via via aumentando dal 2015 in poi. Nelle SERP di Google è possibile leggerle all’interno delle meta descrizioni di articoli o pagine prodotto, e infatti questo è il campo in cui conviene inserirle. 

Importante è fare delle analisi preliminari per capire quali simboli possono risultare controproducenti per le sensazioni che suscitano. Si rischia altrimenti di cadere nell’infantile utilizzandone troppi, ma se usati con parsimonia possono rendere meno pesanti articoli lunghi o contenuti tecnici.

Le emoji hanno un ruolo marginale nella SEO

Gli algoritmi di ricerca non riescono a identificare questi simboli e dunque non è possibile per loro avere un ruolo determinante nel posizionamento di una pagina. Riescono però a far acquisire a un risultato della SERP un impatto visivo diverso più accattivante e in grado di attirare l’attenzione degli utenti. Possono influenzare anche se in un modo che esula dai principi classici per la SEO.

Dal 2016 però è possibile scrivere le emoji nella query quando si svolge una ricerca, proprio tenendo conto del loro utilizzo a livello di brand identity. A livello di risultati aggiungere le faccine o altre icone con le stesse parole chiave genera SERP molto diverse fra di loro. Per esempio quando sono presenti titoli che prevedono anche i simboli.

Smile e icone possono aumentare in modo sensibili il CTR (click-through rate) ossia il numero di visite a un sito. Un aumento di questo indicatore aiuta a guadagnare posizioni sulla SERP, mentre se il suo valore cala il rischio per una pagina è di scendere nella lista dei risultati. Tutto però dipende anche dal fatto che la faccina si veda correttamente sul dispositivo.

Considerare che non tutti i sistemi operativi leggono allo stesso modo questi simboli è essenziale.
Per questo, nonostante la Gen Z lo faccia, non conviene mai sostituire una parola con la sua icona.
Se questa non viene visualizzata correttamente ad esempio il titolo di un annuncio può perdere di significato.

I simboli che attirano il pubblico

Oltre alla lista delle emoji più popolari c’è da considerare che quelle più usate non sono per forza le stesse che ottengono un impatto sull’engagement degli utenti. In questo caso infatti l’icona che coinvolge di più è quella con l’omino che si mette le mani sulla testa. Al secondo posto c’è il simbolo delle ciliegie e al terzo infine il pesciolino esotico con le strisce laterali.

Un’ulteriore classifica ha analizzato quali emoji invece sembrano efficaci nell’aumentare il CTR, e le prime due rappresentano due animaletti: il polpo e il cavallo.

Sul terzo gradino del podio si trova invece l’icona dei jeans, utilizzata molto dai brand di abbigliamento.

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